Il 16 settembre 2017 ho partecipato alla 6A edizione italiana della Fisherman’s Friend Strongman Run, organizzata da RCS Sport, a Rovereto.
E’ stata la mia prima Strongman Run. Indimenticabile. Esilarante. Coinvolgente. Appagante. Non vedo l’ora di ripetere l’esperienza! (peccato debba aspettare un anno!)
Descrivere questa gara/evento a chi non ne ha mai sentito parlare e non l’ha mai vista e/o seguita da vicino, è davvero difficile (qualsiasi aggettivo mi sembra riduttivo) ma ci provo.
Concretamente si tratta di una corsa di 20 km ad ostacoli, una gara non competitiva che conta 3.000 partecipanti, tutti vestiti in maschera.
Questi runners, letteralmente “conciati” nei travestimenti più disparati – da supereroi, da animali, da hippie ecc. – si divertono ad affrontare per ben 2 volte, un percorso di 10 km su terreno misto di asfalto e sterrato in cui sono distribuiti 16 ostacoli.
Totale: 20 km e 32 ostacoli. E gli ostacoli sono veramente delle “cose” da superare.
Vediamo se li ricordo tutti, più o meno in ordine:
- l’original breakdown: una serie di cavalletti in legno da scavalcare
- erano previsti dei cavetti elettrici appesi ad una tettoia che dovevano dare piccole scosse ai partecipanti ma causa la probabilità di pioggia sono stati sostituiti con uno zigzag tra le transenne e a seguire una galleria con raffiche di vento a 134 km/h
- una piattaforma con tronchi e tubi di cemento, una montagna di copertoni e un’arrampicata su impalcature di ferro con discesa a balzi da 6 containe, ammortizzati dalle balle di fieno
- la ragnatela di elastici
- l’attraversata del fiume leno con salto dei blocchi in cemento, alla”olio cuore” installati ad hoc
- la “piscina” con acqua di fiume da attraversare (l’acqua arrivava fino al torace, avrà avuto FORSE 5°)
- un’arrampicata di 7 metri su rete, passaggio dentro a uno di due container posizionati sopra alla strada – fanno quindi da ponte – e discesa via corda in stile alpinista – ostacolo sponsorizzato Dacia
- un labirinto realizzato con le transenne su fondo di fango alla caviglia
- un parcheggio ricoperto di copertoni – sponsorizzato Marangoni Pneumatici
- una rampa di 3 metri d’altezza – sponsorizzata LA Sportiva
- una piramide di balle di fieno
- un passaggio “strisciato” sotto la rete
- una galleria di schiuma, un’enorme vasca di fango e potenti getti d’acqua provenienti dagli idranti per mano dei pompieri
- una struttura americana dove arrampicarsi, per poi scendere dall’altro lato su piattaforme di ferro posizionate “a chiocciola” – ostacolo sponsorizzato da Dolomiti Energia Skyway Transit,
- quattro montagne di tronchi di legno da scalare, ovviamente di diversa altezza (la più alta 7 metri)
- una piramide di rete
Ma a parte gli ostacoli creativi, ciò che caratterizza la StrongmanRun e la rende unica e indimenticabile da una parte, e irrinunciabile dall’altra, è lo spirito di festosa allegria che avvolge l’intera cittadina e l’intera giornata. E’ come se ci fosse un’aura di buon umore e altruismo sopra Rovereto: i runners scherzano tra di loro e si fermano ad aiutarsi a superare gli ostacoli come se si conoscessero da sempre, gli abitanti di Rovereto si riversano lungo le strade a fare il tifo e ad incitare tutti i partecipanti, persino i bambini passano l’intero pomeriggio a fare da spettatori e chidere il “5” ai corridori.
Sono 20 km di gioia, passione e solidarietà. E di ostacoli.
Per me è stata un’esperienza entusiasmante e adrenalinica soprattutto per l’atmosfera: è stato chiaro fin da subito che l’allegria e la goliardia erano protagonisti assoluti.
E poco importa se il mio primo giro, come quello di moltissimi altri partecipanti, è stato molto più lento del secondo. Perchè alla StrongmanRun si va per il contesto, non certo per fare il tempone!
Nel primo giro, anzi per i primi 5-6 kilometri per me è stato impossibile correre senza fermarmi perché gli ostacoli erano un vero e proprio imbuto di gente: dovevo mettermi in fila ed aspettare il mio turno per superarli.
Ero partita molto indietro perchè mi ero attardata a fare foto con gli amici fino a pochi minuti prima dello start, quindi avrò avuto più di 2.000 persone davanti, ma questo ha significato lunghe pause di attesa ai primi ostacoli, ovvero diversi minuti di risate e chiacchiere con chi avevo attorno. E intanto ho conosciuto gente e mi sono resa conto che anche tutti gli altri erano pazzi come me, che arrivavano da tutta Italia – qualcuno anche dall’estero – ma soprattutto che tutti avevano la mia stessa espressione in viso: il sorrisone.
Si, il sorriso stampato, imbalsamato, paralizzato. A me si è allargato allo Start ed è rimasto stampato per tutti i 20 km. E anche dopo, ok. E anche adesso quando ci penso, o quando ne parlo, mi illumino di un sorriso a 32 denti, proprio per il ricordo di come l’ho vissuta.
Sorridere e ridere per tutto il tempo di gara – 2 ore e 42 – non mi era mai successo.